La Madonna del Carmine a Sant'Agata di Puglia è venerata da antica data.
Un culto strettamente legato a quello dei defunti e delle anime del
Purgatorio. Un altare dedicato alla Vergine del Carmelo era già nel
secolo XVII nella chiesa matrice di S. Nicola, il primo della navata
destra, ed era di "ius" patronato della famiglia Zamberta. Su di
esso è una tela che rappresenta la Madonna del Carmine che porge
l'abitino a S. Gerardo e a S. Donato vescovi. Dietro S. Gerardo è
rappresentato S. Francesco da Paola. In detta chiesa si costituì il
primo nucleo della Confraternita, che nel 1744 avviò la costruzione di
una propria chiesa accanto alla matrice, completata nel 1768, benedetta
da mons. Lucci, il santo Vescovo di Bovino. La chiesa è ad una sola
navata con sacrestia ed è decorata di pregevoli stucchi. Oltre al
maggiore, dedicato alla Vergine, ha altri quattro altari dedicati
rispettivamente a S. Giuseppe, S. Antonio di Padova, S. Francesco da
Paola, S. Taddeo. Custodisce un organo che appartenne alla chiesa
benedettina della Madonna delle Grazie di Sant'Agata di Puglia, donde fu
prelevato nel 1812, e che costò 25 ducati. Sul campanile ha una sola
campana.
La "nobile" Confraternita del Carmine di Sant'Agata era mista,
associava, cioè, uomini e donne. Aggregò molti artigiani, soprattutto
muratori, e sacerdoti. Associò anche moltissime donne, che avevano un
programma di attività ben definito, ed un rapporto gerarchico
all'interno del gruppo che prevedeva la funzione della "prioressa", come
nel 1932, quando le iscritte erano 385 e la "prioressa" era Carmela Di
Noia. L'elenco dei soci fondatori del 1809 (vedi lapide murata sulla
parete sinistra della chiesa) riporta nome e cognome di diversi
ecclesiastici e notabili: su 28 solo 12 non sono preceduti dal "don".
Nel 1899, come attesta un'altra lapide nella chiesa, la Confraternita
fu ripristinata, acquistò le mozzette in lame d'oro e, con il
contributo del popolo e dei santagatesi emigrati in America, che furono
generosi nelle offerte, nel 1902 rifece il pavimento e fece costruire in
marmo gli altari, benedetti da Mons. G. Padula, vescovo di Bovino, il 2
luglio 1904.
La Confraternita era aggregata alla Casa generalizia dei Carmelitani
Scalzi di Roma. Gli iscritti godevano dei privilegi spirituali e delle
indulgenze proprie dell'Ordine, dovevano onorare la Vergine, diffonderne
la devozione, migliorare se stessi, partecipare a preghiere comunitarie
e feste liturgiche, suffragare i defunti, astenersi dal consumo delle
carni il mercoledì ed il sabato, prestare opere di mutuo soccorso tra i
confratelli e di carità cristiana a favore di indigenti, malati, vedove
ed orfani.
La congregazione si eresse nel 1768, ebbe il regio assenso il 22
settembre 1808 e Privilegi Pontifici nel 1817, 1822 (papa Pio VII), nel
1847 (papa Pio IX), approvazione del vescovo di Bovino, Mons. B. Bressi,
il 13 novembre 1886. Era aperta in tutti i giorni festivi dell'anno,
nei tredici venerdì antecedenti il giorno di S. Francesco di Paola, e nei
nove giorni antecedenti la festa di S. Giuseppe, otto giorni prima ed
otto giorni dopo la festa della Purificazione della Vergine. Vi si
predicava in tutte le domeniche dei mesi invernali, ad eccezione del
periodo quaresimale. Si cantava la S. Messa in tutte le festività
mariane ed in tutte le seconde domeniche di ogni mese, nella quarta
domenica del Purgatorio e nel giorno del 2 novembre. Si celebrava la
settimana dei defunti (ultima settimana di ottobre) ed il primo novembre
si cantava il Vespero. Si celebravano funerali per i confratelli
passati a miglior vita, e per i confratelli assistenti o di ufficio si
celebravano anche i funerali del terzo e settimo giorno. Un triduo
precedeva la festa della Candelora, il 2 febbraio, quando si celebrava
la S. Messa e si distribuivano le candele ai confratelli. Questi
dovevano riunirsi in tutti i giorni festivi per cantare l'Ufficio della
Vergine. Godevano delle indulgenze otto giorni prima ed otto giorni dopo
la Purificazione. Celebrarono la festa della Vergine del Carmelo con la
massima solennità (luminarie, banda e fuochi pirotecnici) la prima
domenica di settembre fino alla fine dell'800, poi il 16 luglio. Il
giorno del Carmelo, il 16 luglio, secondo la tradizione, non si deve
prestare alcuna opera, perché si deve onorare soltanto la Vergine,
altrimenti si incorre in disgrazie e calamità. Un tempo, si spopolavano
le campagne, si chiudevano le botteghe artigiane, cessavano tutte le
attività, per affluire numerosi alla processione sempre imponente.
La fraternità aveva il padre spirituale.
Per accrescere nei fedeli la devozione e prepararli degnamente alla
festa, la Confraternita faceva venire eccellenti predicatori per il
triduo ed il panegirico della Vergine. Nel 1920 fu chiamato e venne a
Sant'Agata il famoso e dotto barnabita padre Giovanni Semeria, accolto
dal clero, dai notabili, dal popolo con segni di alta considerazione.
La devozione verso la Vergine si è manifestata anche con l'adozione
dei nomi Carmine, Carmelo/a ed il pellegrinaggio alla cappella rurale
del Carmine in località Crispignano in tenimento di Accadia.
L'abito dei sodàli era costituito da camice bianco, mozzetta color
granato scuro con frangia dorata e medaglione pendente sul petto con
l'effigie della Madonna del Carmelo. Sul gonfalone, che s'innalzava
nelle processioni, erano rappresentati la Vergine ed il Crocifisso. Ogni
associato aveva l'"abitino" del Carmelo, che veniva distribuito ai
fedeli il giorno della festa.
La Fraternità non era possidente, ma molti devoti destinarono alla
Vergine del Carmelo rendite e beni di varia natura, che erano
amministrati dal priore e dal cassiere.
Essendosi estinta la confraternita verso gli anni Sessanta del secolo
scorso, per mantenere viva la devozione verso la Vergine, nel 1982 si
costituì un Comitato, che ha cura della chiesa e delle suppellettili,
mantiene viva la devozione verso la Madonna del Carmine, e con
contributi personali e oblazioni dei fedeli organizza la festa. Delle
antiche pratiche devote tiene viva quella della "Via Crucis".
La nuova Fraternità ha adottato come abito camice bianco e mozzetta di colore giallo.
- Testo a cura di Dora Donofrio Del Vecchio.
- Foto tratta dal web.
